Stato attuale delle colonnine in Italia e in Europa
L’auto elettrica è ormai una realtà sempre più presente sulle nostre strade.
Ma la domanda che molti si pongono è:
abbiamo davvero le infrastrutture necessarie per sostenere questa transizione?
In altre parole, ci sono abbastanza colonnine di ricarica? Sono distribuite in modo equo?
Funzionano davvero? E come siamo messi rispetto al resto d’Europa?
In questo articolo cerchiamo di rispondere a queste domande con dati aggiornati e reali,
ma con un linguaggio semplice e diretto, adatto anche a chi non è un tecnico del settore.
📈 Quante colonnine ci sono in Italia?
Secondo il report 2025 di Motus-E, associazione che monitora lo sviluppo della mobilità elettrica,
in Italia al 31 dicembre 2025 erano presenti 73.047 punti di ricarica pubblici.
Di questi, ben 8.656 sono stati installati solo nel corso del 2025, e
2.775 nel solo ultimo trimestre.
Questo significa che la rete italiana è in forte espansione, con una crescita superiore
a quella di paesi considerati benchmark come Francia, Germania e Regno Unito.
🚀 Cresce la ricarica veloce e ultraveloce
Un dato interessante riguarda la potenza delle colonnine. Nel 2025, il 62% delle nuove installazioni
è stato di tipo fast e ultra-fast, cioè colonnine capaci di ricaricare un’auto in tempi molto più brevi
rispetto alle tradizionali.
Questo è importante perché la velocità di ricarica è uno dei fattori chiave per la diffusione dell’elettrico.
Se ricaricare richiede troppo tempo, le persone sono meno propense a scegliere un’auto elettrica.
📍 Dove si trovano le colonnine?
La distribuzione geografica è ancora disomogenea. La Lombardia è la regione con il maggior numero di punti,
seguita da Piemonte, Lazio e Veneto. Tra le città, Roma è in testa per numero assoluto,
ma Napoli sorprende per densità di colonnine rispetto alla superficie.
Tuttavia, il Sud Italia è ancora indietro rispetto al Nord, anche se si registrano segnali di miglioramento.
La crescita è sostenuta anche da fondi europei e nazionali, come il PNRR e il regolamento AFIR,
che impone una stazione rapida ogni 60 km sulla rete TEN-T.
⚠️ Le criticità: non tutte le colonnine funzionano
Nonostante la crescita, ci sono ancora problemi. Il report Motus-E evidenzia che circa il 15% delle colonnine è offline,
cioè non funzionante o non accessibile.
Le cause sono diverse:
- Autorizzazioni lente da parte dei comuni.
- Problemi di connessione alla rete elettrica.
- Mancanza di manutenzione o aggiornamenti software.
- Assenza di interoperabilità tra operatori diversi.
Questo significa che non basta contare le colonnine: bisogna anche verificare che siano attive, accessibili
e ben segnalate.
🔌 Tipi di ricarica: AC, DC, fast e ultra-fast
Le colonnine non sono tutte uguali. Esistono:
- AC (corrente alternata): ricarica lenta, spesso usata per soste lunghe o notturne.
- DC (corrente continua): ricarica veloce, adatta a soste brevi.
- Fast: potenza tra 50 e 150 kW, ricarica in circa 30–60 minuti.
- Ultra-fast: oltre 150 kW, ricarica in meno di 30 minuti.
In Italia, la quota di colonnine fast e ultra-fast è in aumento, ma resta minoritaria rispetto alle AC.
Questo è un limite soprattutto per chi viaggia spesso o non ha un box privato dove ricaricare lentamente.
💶 Quanto costa ricaricare?
I costi variano molto in base al tipo di colonnina, all’operatore e alla potenza. In media:
- AC: circa 0,40–0,50 €/kWh.
- DC fast: circa 0,60–0,80 €/kWh.
- Ultra-fast: anche oltre 1 €/kWh.
Per fare un pieno da 50 kWh, si può spendere tra 20 e 50 euro, a seconda della colonnina.
Tuttavia, molti utenti ricaricano a casa, dove il costo è inferiore (circa 0,25–0,30 €/kWh).
🔄 Interoperabilità e app: un labirinto da semplificare
Un altro problema è la frammentazione degli operatori. Ogni gestore ha la sua app, la sua tessera,
le sue tariffe. Questo rende difficile per l’utente sapere dove ricaricare e quanto pagherà.
Il regolamento europeo AFIR impone maggiore trasparenza: prezzi visibili, pagamento elettronico,
accesso senza app obbligatorie. Ma l’applicazione pratica è ancora in corso.
🌍 Confronto con l’Europa
A livello europeo, l’Italia si sta comportando bene. Con oltre 73.000 punti di ricarica,
è davanti a paesi come Francia, Germania e Regno Unito per crescita annuale.
Tuttavia, il numero di auto elettriche in circolazione è ancora inferiore rispetto a questi paesi.
Questo significa che abbiamo una rete potenzialmente sovradimensionata, ma è un vantaggio
per sostenere la crescita futura.
👥 L’esperienza dell’utente: cosa funziona e cosa no
Chi guida un’auto elettrica oggi in Italia ha esperienze molto diverse. Alcuni trovano facilmente colonnine
funzionanti e ben segnalate. Altri si lamentano di:
- Colonnine occupate da auto termiche (fenomeno del “ICE-ing”), che impediscono la ricarica.
- Stalli occupati da auto elettriche già cariche ma non spostate dal proprietario.
- Colonnine non segnalate correttamente sulle mappe o con informazioni non aggiornate.
- Tempi di attivazione lunghi a causa di app lente o problemi di connessione.
- Prezzi poco chiari o differenze significative tra operatori vicini.
Questi problemi non sono esclusivi dell’Italia, ma nel nostro Paese si sentono di più perché
la cultura della ricarica pubblica è ancora giovane e molti utenti stanno imparando
solo ora come orientarsi tra app, tariffe e potenze.
🔋 Ricarica domestica: il vero punto di forza dell’elettrico
Una delle differenze principali tra auto elettrica e auto tradizionale è che
la maggior parte delle ricariche avviene a casa. Secondo diversi studi europei,
tra il 70% e l’80% dell’energia utilizzata dagli automobilisti elettrici proviene
da ricariche domestiche o aziendali.
Questo significa che la rete pubblica non deve necessariamente coprire il 100% dei bisogni,
ma deve essere:
- affidabile per i viaggi lunghi;
- ben distribuita nelle aree urbane;
- potente lungo le autostrade;
- semplice da usare per chi non ha un box privato.
In Italia, circa il 60% delle abitazioni dispone di un garage o posto auto privato,
una percentuale più alta rispetto a molti paesi del Nord Europa. Questo rende la ricarica domestica
una soluzione molto diffusa e conveniente.
🛣️ Autostrade: siamo pronti ai lunghi viaggi?
Le autostrade sono il vero banco di prova della mobilità elettrica. Qui servono colonnine
ultra-fast, affidabili e numerose. Negli ultimi due anni, l’Italia ha accelerato molto:
oggi quasi tutte le principali tratte autostradali dispongono di stazioni rapide, spesso con potenze
superiori a 150 kW.
Tuttavia, la situazione non è ancora perfetta:
- Alcune aree hanno pochi stalli e si creano code nei periodi di punta.
- La ridondanza (più colonnine nello stesso punto) è ancora limitata.
- Non tutti gli operatori offrono pagamento diretto con carta.
Il regolamento europeo AFIR obbliga però gli Stati membri a installare stazioni rapide
ogni 60 km sulla rete principale e ogni 100 km su quella secondaria. Questo significa che
nei prossimi anni la copertura autostradale sarà molto più capillare.
⚡ La rete elettrica reggerà davvero?
Una delle domande più frequenti è: “Ma la rete elettrica è in grado di sostenere milioni di auto elettriche?”
Gli studi di Terna e dell’Agenzia Europea dell’Energia mostrano che sì, la rete può reggere,
a patto di continuare a investire in:
- smart grid (reti intelligenti che gestiscono i flussi in modo dinamico);
- accumuli energetici per stabilizzare la domanda;
- ricarica intelligente (carica modulata in base ai picchi di consumo).
Inoltre, la ricarica domestica avviene spesso di notte, quando la domanda elettrica è più bassa.
Questo aiuta a distribuire i consumi senza sovraccaricare la rete.
🌱 Impatto ambientale: le colonnine sono davvero “green”?
Le infrastrutture di ricarica hanno un impatto ambientale molto inferiore rispetto alle stazioni
di servizio tradizionali. Le emissioni indirette dipendono dalla fonte di energia utilizzata:
più cresce la quota di rinnovabili, più la ricarica diventa sostenibile.
In Italia, nel 2025, oltre il 43% dell’energia elettrica è stata prodotta da fonti rinnovabili.
Questo significa che un’auto elettrica ricaricata oggi emette, lungo il suo ciclo di vita,
molto meno CO₂ rispetto a un’auto a benzina o diesel, anche considerando la produzione
della batteria.
🏁 Siamo pronti per l’elettrico? Una risposta onesta
La risposta breve è: quasi sì. La risposta lunga è: dipende da cosa intendiamo per “pronti”.
Se per “pronti” intendiamo:
- avere una rete in crescita rapida → sì, siamo sulla strada giusta;
- avere colonnine veloci e affidabili → sì, ma con margini di miglioramento;
- avere una distribuzione omogenea → non ancora;
- avere costi chiari e uniformi → ancora no;
- avere un’esperienza utente semplice → in miglioramento, ma non perfetta.
L’Italia, però, ha un vantaggio importante: sta crescendo più velocemente della media europea.
Questo significa che, se il ritmo attuale verrà mantenuto, nei prossimi 2–3 anni potremmo essere
tra i paesi meglio attrezzati.
🔮 Cosa aspettarci nei prossimi anni
Le previsioni indicano che entro il 2030:
- le colonnine pubbliche in Italia supereranno quota 150.000;
- la maggior parte delle nuove installazioni sarà ultra-fast;
- la ricarica domestica sarà sempre più intelligente e integrata con fotovoltaico e batterie;
- le autostrade avranno stazioni di ricarica simili ai moderni “supercharger hub”;
- l’interoperabilità sarà obbligatoria e ricaricare sarà semplice come pagare un caffè.
In altre parole, non siamo ancora al traguardo, ma la direzione è quella giusta.
📌 Conclusione
L’Italia non è perfetta, ma è molto più avanti di quanto spesso si creda. Le infrastrutture di ricarica
stanno crescendo rapidamente, la qualità sta migliorando e l’Europa sta spingendo verso standard comuni
che renderanno tutto più semplice.
La domanda non è più “se” saremo pronti per l’elettrico, ma “quando”. E la risposta,
guardando i dati, è: molto prima di quanto immaginiamo.

